Palazzo Cesi, Rinascimento Italiano

Perla del Rinascimento, Palazzo Cesi di Acquasparta, è uno di quei rari esempi in cui in un borgo della provincia, è possibile trovare e scoprire le basi della storia della nostra cultura. All’interno del paese, infatti, affacciato sulla piazza principale, sorge in tutta la sua severa bellezza, Palazzo Cesi, di proprietà della famiglia Cesi, il cui maggior esponente fu Federico Cesi detto Il Linceo, nonché fondatore della prima e più duratura accademia scientifica al mondo: l’Accademia dei Lincei.

Acquasparta, da sempre, ha visto nel Palazzo il simbolo della sua grandezza, identificandolo con un periodo storico in cui le sue strade erano invase dai più importanti studiosi e scienziati della nazione, quando, addirittura, il grande Galileo Galilei, sperimentò alcune delle sue più importanti invenzioni nelle sale di quel Palazzo a cui, oggi, guardano tutti con ammirazione e riverenza.

Proprio per onorare il Principe e la sua attenzione al borgo di Acquasparta, ogni anno l’Ente del Rinascimento, rievoca il primo matrimonio del Duca con Artemisia Colonna, l’amata Duchessa rimasta nel cuore di tutti per la sua prematura scomparsa.

Il matrimonio, in realtà, si svolse a Palestrina, ma qualche mese dopo la città di Acquasparta accolse i giovani sposi con al seguito la famiglia Colonna al completo e due dei quattro accademici – Francesco Stelluti e Angelo de Filiis – per festeggiare il lieto evento e seguire da vicino le condizioni di salute della giovane Artemisia.

LA STORIA DEL PALAZZO

Palazzo CesiIl Palazzo Cesi di Acquasparta, sorge su quella che, in passato, era una rocca fortificata andata quasi distrutta durante le guerre che coinvolgevano il borgo, insieme alle città di Todi, Spoleto e Terni, di cui, geograficamente, Acquasparta era centro nevralgico.

Il feudo Acquaspartano passò poi in mano della famiglia Farnese la quale, nonostante l’ottima posizione geografica del possedimento, era più interessata ad accaparrarsi territori limitrofi al Lazio. Per questo, nel 1540, Pierluigi Farnese cedette il feudo a Giangiacomo Cesi in cambio di quello di Alviano, dote della moglie Isabella d’Alviano.

Da questo momento in poi Acquasparta e le sue zone limitrofe diventano “domus cesiana” con al centro l’idea di costruire un sontuoso Palazzo Rinascimentale a dimostrazione del potere e dell’importanza della famiglia. Progetto, questo, che fu realizzato da Giangiacomo e da suo fratello, il Cardinale Federico, trasferitosi in zona già nel 1549. Quest’ultimo, uomo potente nell’ambiente ecclesiastico e in quello della nobiltà romana, contattò uno dei suoi architetti di fiducia, Guido Guidetti, fiorentino, commissionandogli un progetto relativo al Palazzo di Acquasparta. Guidetti, sfortunatamente, morì nel 1564 e l’anno successivo stessa sorte toccherà anche al Cardinale Federico, ma proprio in quell’anno ad Acquasparta inizieranno i lavori per la costruzione di uno dei più importanti palazzi rinascimentali in umbria.

L’architetto che successe il Guidetti, fu Giandomenico Bianchi, architetto della fabbrica milanese, che portò a compimento quello che fu il progetto del primo. Non solo, il Bianchi, stabilitosi ad Acquasparta e ormai al servizio dei Cesi, lavorò anche ad altri progetti, come quelli relativi al Palazzo di Cantalupo e a quello vescovile a Todi.

Il Palazzo Cesi ad Acquasparta presenta una facciata piuttosto severa, divisa in due ordini da semplici marcapiani. Il portale centrale è animato da un arco a bugne molto rilevate che sostengono il balcone e la finestra, dal timpano spezzato ed ornato di protomi di animali.
Lateralmente, quelle che furono due torri d’avvistamento, divennero due avamposti, inglobati all’interno del Palazzo i quali donano un minimo di movimento all’architettura molto severa della facciata. Quest’ultima si conclude con una cornice aggettante, composta di mensole decorate da motivi vegetali che si alternano a formelli con i monti dello stemma dei Cesi e della rosa degli Orsini.
L’interno, verso il giardino di Palazzo, è formato da una loggia a due ordini, molto simile a quella presente nel Palazzo di Cantalupo. 
L’ala est, che utilizza uno dei torrioni appartenuti alla vecchia rocca, contiene il vano scale che accompagna al piano superiore, noto anche come piano nobile.

La costruzione di Palazzo Cesi ad Acquasparta fu completata intorno al 1579 ed in qualche modo inaugurato dai festeggiamenti per il matrimonio tra Federico I – figlio di Angelo Cesi e Beatrice Caetani -, con Olimpia Orsini, genitori del futuro Principe dei Lincei. Questo spiega il motivo per il quale a Palazzo sono presenti numerosi stemmi relativi alla casata Orsini.
L’anno successivo, Isabella D’Alviano, che sopravvisse al marito Giangiacomo e al figlio, commissionò un’ulteriore serie di lavori: il rifacimento delle mura cittadine e di alcune strade del borgo, mentre l’anno successivo, il Bianchi si occupò della sistemazione della piazza antistante al Palazzo.
La piazza, fu completata solo nel XVII secolo, con la costruzione del porticato di laterizio nella parte orientale della stessa, che poggia direttamente sulle mura del castello. Nel porticato, così come nell’androne d’ingresso del Palazzo, venivano conservati alcuni pezzi provenienti da Carsulae, sito archeologico poco distante da Acquasparta e allora facente parte del feudo Cesiano.
Di Carsulae si conserva una rarissima immagine a Roma, al Palazzo della Maschera d’Oro, residenza dei Cesi e, pare, luogo molto amato dal Cardinale Federico. Tale riproduzione di fine cinquecento, è senza dubbio la più antica immagine delle rovine della città romana.

Le decorazioni che rendono il Palazzo Cesi ad Acquasparta uno degli esempi più importanti di gusto romano in Umbria, si dividono per realizzazione, in due periodi distinti.
Il primo, che venne avviato con l’inizio dei lavori e completato nei primi anni del 1580, vede la realizzazione di tutto due cicli di affreschi che interessano ugualmente il piano terra e il piano nobile.
Nel primo caso, gli affreschi sono ispirate alle “Metamorfosi” di Ovidio e probabilmente degli eruditi, confrontatisi con i Cesi, scelsero alcune storie piuttosto che altre. Non è un caso che nella prima stanza a sinistra dell’ingresso del Palazzo, siano state scelte le “Fatiche di Ercole” poiché i Cesi lo ritenevano progenitore della stirpe. Nel piano superiore, detto anche piano nobile, ci si ispira invece a Plutarco e alle sue “Vite dei Cesari”, poiché il piano superiore, piano di rappresentanza, doveva celebrare la grandezza e l’importanza della famiglia.
Gli affreschi sono attribuiti a Giovan Battista Lombardelli, pittore marchigiano piuttosto in voga in quel periodo negli ambienti romani.

Un’altra grande particolarità di questo Palazzo Rinascimentale, è il meraviglioso soffitto a cassettoni che decora l’intero piano nobile, facendo da sfondo a tutto il ciclo di affreschi presente. 
Nei cassettoni sono intagliate figure rappresentanti Ercole, fiori, mascheroni, putti etc… e quello senz’altro più spettacolare è conservato nel salone principale, al centro del quale spicca un enorme stemma della famiglia Cesi sorretto da Due Vittorie. Nel salone, inoltre, fa bella mostra di sé un grande camino di fronte al quale Galileo Galilei e il Principe Federico II discussero a lungo di astronomia.

Nel 1618, Federico Cesi II Principe dei Lincei, commissionò un’altra serie di lavori che terminarono nel 1624 e che interessarono alcune zone del Palazzo nel quale era intenzionato a trasferirsi, abbandonando definitivamente la residenza romana in Via della Maschera d’Oro..
Federico, infatti, pensò ad un ampliamento nell’ala occidentale, per ottenere nuovi ambienti accostando alla struttura originale un basso corpo di fabbrica sul quale si apre un ingresso al giardino dal Corso dei Lincei.
Inoltre, commissionò gli affreschi di “Diana e Callisto” chiedendo espressamente che l’immagine centrale facesse riferimento al famoso dipinto del Tiziano.
Al piano nobile commissionò il “Camerino degli Stemmi” e la stanza della “Genealogia”, facendo aggiungere anche motti in latino, in greco ed in ebraico che rimandavano alla sua passione per le scienze, l’astronomia e la cultura in genere.

FEDERICO CESI, GALILEO GALILEI E L’ACCADEMIA DEI LINCEI

Il 17 agosto del 1603, Federico II Cesi, fondò l’Accademia dei Lincei, presso la sua abitazione di Roma in Via della Maschera d’Oro. L’Accademia era composta da lui stesso, nominato Principe dei Lincei, Anastasio de Filiis, Francesco Stelluti e Joannes Van Heeck. L’insegna dell’Accadmia era, appunto, una lince, animale sagace e dalla vista acutissima e il motto “sagacius ista” vuol esortare gli accademici ad essere ancora più sagaci dell’animale in questione. Il primo documento stilato dagli accademici fu il “Lynceographum”, vademecum sull’Accademia e gli accademici, tutt’oggi di incredibile importanza.

Fin da subito l’iniziativa del giovane Federico venne ostacolata dal padre, Federico I, che impedì ai lincei di riunirsi e portare avanti gli obiettivi che si erano prefissati come scienziati e studiosi. Le continue liti e vessazioni, costrinsero il Principe dei Lincei, nel 1609, a fuggire letteralmente da Roma per rifugiarsi nel Palazzo in Umbria, riunire finalmente i suoi amici e colleghi e cominciare seriamente gli studi. Da questo momento in avanti, l’Accademia e i lavori ad essa legati proseguirono speditamente e Federico Cesi trovò in Acquasparta un luogo accogliente e ospitale dove poter elaborare e studiare le sue teorie.

Due anni dopo nel 1611, l’Accademia accolse tra le sue fila uno dei suoi studiosi più importanti: Galileo Galilei. Lo scienziato pisano e il botanico linceo, avevano avuto modo di scambiarsi qualche epistola in relazione alle teorie galileiane in merito all’astronomia, successivamente alla nova del 1609 e da quel momento in poi il Principe dei Lincei sostenne e pubblicò diverse delle opere contenenti le teorie più controverse del Galilei. 

Galilei, dal canto suo, condivise con Federico Cesi, le sue invenzioni, come il telescopio -che Federico utilizzò per guardare il cielo e di cui scrisse all’amico Stelluti – e il microscopio, detto “occhialino”. Quest’ultimo fu inviato per prova al Principe dei Lincei, il quale, insieme allo Stelluti, lo utilizzò per una delle pubblicazioni più importanti dell’Accademia: “Apiarium-Melissographia”. L’Apiarium contiene il primo disegno scientifico sulle api mai prodotto, grazie all’utilizzo dell’invenzione del Galilei che permise ai Lincei di approfondire uno studio di incredibile interesse.

Galileo e Federico, nel corso degli anni, conservarono una solida collaborazione e amicizia, come evidenziano le numerose lettere contenute nel “Carteggio Linceo” del Gabrielli. A dimostrazione di ciò vi sono le lettere che il Principe scrisse al Galilei per informarlo del suo matrimonio con Artemisia Colonna, quelle che inviò per la morte di quest’ultima e, successivamente della madre, l’amata Olimpia, venuta a mancare nel 1616. E venne anche informato del matrimonio con Isabella Salviati, toscana anche lei, imparentata ai Medici e conosciuta di nome anche dallo scienziato pisano. Il matrimonio con Isabella permise a Federico di trasferirsi definitivamente ad Acquasparta e, di conseguenza, di ospitare nell’aprile del 1624 Galileo Galilei, in viaggio verso Roma per presentarsi al nuovo pontefice Maffeo Barberini, noto come Urbano VII, suo vecchio amico, con la speranza di mitigare le accuse di eresia a suo carico.

Ed è proprio nelle sale del Palazzo Cesi di Acquasparta che Galileo, Federico e gli altri accademici, discussero a lungo di scienza, valutando e confrontando le loro teorie, mettendo giorno dopo giorno le basi di quella che oggi conosciamo come scienza moderna. 
Dinanzi al grande camino del salone padronale del piano nobile del Palazzo, i due Lincei rivoluzionarono quello conosciuto come sistema aristotelico e misero le basi per la difesa a favore degli studi di Galileo dalle accuse della Chiesa.
Una difesa che purtroppo venne bruscamente interrotta dalla prematura morte del Principe dei Lincei, nel 1630 a soli 45 anni.

LE ARCHITETTURE, LE OPERE DI UN PALAZZO DEL RINASCIMENTO ITALIANO

Palazzo Cesi ad Acquasparta è senza dubbio uno degli esempi più importanti di architettura rinascimentale in Umbria. 

Costruito sulle rovine  di un’antica rocca fortificata, i Cesi commissionarono una residenza estiva che, nel 1618 si trasformò, invece, nella dimora di Federico Cesi II, il Principe dei Lincei.

Gli architetti incaricati della costruzione del Palazzo furono due: Guido Guidetti, al quale successe Gian Domenico Bianchi a causa della prematura morte del primo.

Il Palazzo Cesi ad Acquasparta presenta una facciata piuttosto severa, divisa in due ordini da semplici marcapiani. Il portale centrale è animato da un arco a bugne molto rilevate che sostengono il balcone e la finestra, dal timpano spezzato ed ornato di protomi di animali.

Lateralmente, quelle che furono due torri d’avvistamento, divennero due avamposti, inglobati all’interno del Palazzo i quali donano un minimo di movimento all’architettura molto severa della facciata.  Quest’ultima si conclude con una cornice aggettante, composta di mensole decorate da motivi vegetali che si alternano a formelli con i monti dello stemma dei Cesi e della rosa degli Orsini.

Palazzo Cesi - Sala del Trono

L’interno, verso il giardino di Palazzo, è formato da una loggia a due ordini, molto simile a quella presente nel Palazzo di Cantalupo. 

L’ala est, che utilizza uno dei torrioni appartenuti alla vecchia rocca, contiene il vano scale che accompagna al piano superiore, noto anche come piano nobile.

L’interno del Palazzo è arricchito da numerosi affreschi, attribuiti al Lombardelli, pittore molto in voga in quel periodo, soprattutto negli ambienti romani.

E’ possibile individuare due cicli di affreschi: quello del piano terra, ispirato alle “Metamorfosi” di Ovidio, mentre quello al piano superiore, noto come piano nobile, ispirato alle “Vite” di Plutarco.

Il piano nobile è famoso anche per il suo incredibile soffitto a cassettoni che adorna ogni stanza, specialmente il salone principale noto oggi come “Sala del Trono”, al centro del quale campeggia una riproduzione grandiosa dello stemma della famiglia Cesi, sorretto da due Vittorie.

Nella stessa sala è presente il famoso camino, di fronte al quale Federico Cesi e Galileo Galilei, trascorsero le loro serate insieme nell’aprile del 1624.