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Piazza delle Prove / Belvedere

Piazza delle Prove / Belvedere

Acquasparta conserva nel cuore del suo borgo un dedalo di vicoli e viuzze che, seguendo una logica spesso misteriosa, raccontano in qualche modo la storia della cittadina.

Scorci, angoli di incomparabile bellezza di aprono, spesso, in luoghi inaspettati come il meraviglioso belvedere della Piazzetta delle Prove al quale si arriva accedendo alla zona del centro storico che ospita la contrada di San Cristoforo.

Dalla Piazzetta, che nei giorni della Festa del Rinascimento si trasforma in una taverna a cielo aperto, è possibile vedere la catena dei monti Martani e alcuni luoghi di interesse inseriti anche nei nostri percorsi come, ad esempio, la piccola Chiesa di San Michele.

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Chiesa di San Giuseppe

Chiesa di San Giuseppe

Imboccando l’unico vicolo che da Piazza Federico Cesi porta al cuore del Borgo, si entra in via S. Giuseppe e, pochi passi dopo, si incontra la chiesa dedicata al Santo.
Il vicolo di S. Giuseppe, accompagna i passi di chi lo imbocca, con una famosa citazione di Galileo Galilei, lo scienziato Pisano divenuto parte dell’Accademia dei Lincei, fondata dal Duca Federico II Cesi.

“L’intenzione della umana scienza esser d’insegnarci come vadia il cielo e non si vadia al cielo. L’intenzione dello Spirito Santo esser d’insegnarci come si vadia al cielo e non come vadia il cielo”

Ed ecco, alla vostra sinistra, il piccolo gioiello della chiesa di San Giuseppe. L’edificio si trova all’interno della Contrada di San Cristoforo. 
La confraternita di San Giuseppe, che esisteva già nel XIV secolo era una delle più antiche confraternite del territorio e probabilmente venne fondata a seguito di una predicazione di San Bernardino da Siena, fondatore di numerosi Monti di Pietà e grande francescano.

Lo scopo della confraternita era quello, ovviamente, di promuovere il culto a San Giuseppe, in onore del quale si organizzava una grande fiera che durava dal 12 marzo (giorno di San Gregorio) al 19 marzo (Giorno di San Giuseppe). Fino ad oggi sono sopravvissute le due fiere che segnavano l’inizio e la fine di questo grande mercato.

Non solo fiere, ovviamente, perchè la confraternita si adoperava ad aiutare economicamente le famiglie ebree povere presenti sul territorio, come dimostrano i registri della confraternita.
E’ un particolare incredibilmente interessante, perchè ci conferma la presenza di una piccola comunità ebraica – probabilmente perchè Acquasparta era luogo di fiere e mercanti – che lentamente si convertirono al cristianesimo.

Furono proprio i membri della confraternita a chiedere al vescovo di Todi il permesso di poter costruire una chiesa dedicata al Santo trasformando alcune case della famiglia Sensini, ormai disabitate. Il vescovo concesse il permesso e la chiesa, nelle fattezze attuali, venne portata a termine nel 1742, come dimostra l’iscrizione su una delle pietre del campanile.

Durante il Romanticismo la chiesa venne abbellita con l’altare in legno tutt’oggi visibile, opera di un artigiano acquaspartano di nome Antonio Olivelli. L’altare venne costruito per ospitare la tela raffigurante San Giuseppe con Gesù Bambino, donata da Agata Mimmi Moretti, sorella di Giovanni Mimmi, parroco di Acquasparta, devoto a San Giuseppe al punto che si fece seppellire sotto il pavimento di questa chiesa, come ci racconta l’iscrizione che si trova sul pavimento.

La tela è un’opera molto particolare poiché per una volta la figura si San Giuseppe è protagonista insieme a quella di Gesù e non posta in secondo piano. Gesù, d’altro canto, indica con un dito una nube posta sopra l’altare, come a voler confermare che egli stesso è stato generato dalla “nube” e non da un uomo.
Di lato all’altare, una scultura di Giovanni Dupré, raffigura il Santo. La statua venne donata dalla famiglia Itria – Sciarra.

La statua, in terracotta, rappresenta sempre San Giuseppe con in braccio il Bambino, ma per una volta il Santo non viene rappresentato come un vecchio, ma come un giovane uomo, nel pieno della sua maturità e della sua bellezza e il suo volto, pare quasi somigliare al volto di un Cristo adulto.

Il Bambino spalanca le braccia a forma di croce e San Giuseppe sembra quasi volerlo trattenere dal compiere quel gesto profetico che pare preannunciare la sua passione e la sua morte.

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In giro per le Terre Arnolfe

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Le Terre Arnolfe erano un territorio concesso al Conte Arnolfo che comprendeva le terre ubicate tra Todi, Spoleto e Terni la cui capitale era Cesi.

PASSEGGIATA TRA I BORGHI DELLE TERRE ARNOLFE

Durata: 1 giorno

Le terre Arnolfe erano composte da diversi borghi che, tutt’oggi, fanno parte dei tesori dell’Umbria. Un percorso che, virtualmente, unisce numerosi, piccoli borghi che compongono la parte nord della provincia di Terni.

Acuasparta 
Il borgo di Federico Cesi e il luogo in cui venne giustiziato Altobello da Chiaravalle dopo il suo rovinoso attacco alle mura.

Portaria
Piccola frazione di Acquasparta, conserva tutt’oggi la magia di quei tempi. Ospitò Lucrezia Borgia e la sua corte, in viaggio verso il Ducato di Spoleto.

Cesi
La capitale delle Terre Arnolfe, una delle cittadine più importanti del circondario dove risidevano i governatori della zona. Dimora di Angelo Cesi, vescovo di Todi nel Cinquecento, a cui va il merito di aver completamente riformato la diocesi, ospita ancora oggi i successori della nobile famiglia romana, i Cittadini Cesi che spesso soggiornano nell’omonimo Palazzo presente nel borgo.

Sangemini
Il borgo di Sangemini è famoso anche per una delle zone archeologiche più importanti d’Italia, presente nel suo territorio: Carsulae, la cittadina romana che sorgeva sulla Via Flaminia.
Città della famiglia Orsini, la cui Olimpia andò moglie a Federico Cesi I, Sangemini ha ospitato numerosi personaggi di incredibile fama, come Antonio Canova, di cui oggi si conserva la dimora.

TRA LE COLLINE DELLE TERRE ARNOLFE: VIAGGIO NELLA NATURA

Le Terre Arnolfe includono anche la zona più collinare del territorio, permettendo un’immersione nella natura più pura e la possibilità di godere di panorami mozzafiato.

Durata: un giorno

Acquasparta
Il borgo di partenza è quello noto per aver ospitato il Principe dei Lincei Federico II Cesi, e la sua Accademia dei Lincei, prima accademia scientifica al mondo. La Basilica del borgo ospita le spoglie terrestri del Principe e poco distante, vi è il Viridarium, l’orto botanico, sede di studi.
Acquasparta, in epoca medievale, è stata anche teatro del drammatico attacco di Altobello da Chiaravalle, giustiziato dalla Sparviera nella piazza principale del paese.

Portaria
Il borgo di Portaria, vicina frazione del comune di Acquasparta, conserva ancora oggi le sue caratteristiche medievali fatte di vicoli, scorci e panorami spettacolari.
Famosa per aver ospitato Lucrezia Borgia e la sua corte, nel viaggio che li avrebbe condotti nel Ducato di Spoleto, dove la Duchessa avrebbe assunto il governo.

Macerino
Un borgo posto in una posizione strategica al centro dei monti martani, in una strada che permetteva le comunicazioni tra Acquasparta e Spoleto. Ebbe giurisdizione anche in zone limitrofe e ospitò un Palazzo della Comunità tutt’ora esistente, che racchiude l’abitato al suo interno.
Le mura sono ancora in ottimo stato di conservazione, così come le torri angolari.

Scoppio
Posto a 640 m s.l.m, lo Scoppio domina tutta la piana sottostante, in una collina che permette al visitatore di godere di panorami straordinari.
Completamente abbadonato nei primi anni del Novecento a causa dei numerosi terremoti che avevano reso inagibili le abitazioni, è stato poi messo in sicurezza nel corso degli anni.
Un finanziamento regionale permise la creazione di un rifugio, oggi abbandonato e inagibile.
Il suo aspetto di paese abbandonato gli conferisce un fascino che, da decenni, attira numerosi turisti ed escursionisti.

Flowing Acquasparta

Piazza Federico Cesi

Piazza Federico Cesi

Prima del Cinquecento la piazza non esisteva ma esisteva il fossato che difendeva l’antica rocca fortificata, quella che oggi è diventato il maestoso Palazzo Cesi.  A testimonianza di ciò, i due pilastri in pietra posti ai lati del portone del palazzo, testimoniano la presenza di un ponte levatoio che permetteva l’accesso alla Rocca.

Nei primi decenni del Cinquecento furono i Farnese ad acquistare il feudo di Acquasparta, feudo che vendettero nel 1530 ad Isabella Liviani, figlia di Bartolomeo d’Alvino, moglie di Gian Giacomo Cesi, che lo permutò con i suoi possedimenti ad Alviano.

Piazza Federico Cesi

L’attuale piazza, oggi dedicata a Federico Cesi e alle sue gesta da Accademico, era anticamente chiamata “Piazza Nova” o “Piazza del duca”. Venne realizzata nella seconda metà del XVI secolo, obbligando ogni famiglia di Acquasparta a portare 10 some di terra o a pagare una tassa per il trasporto da parte di terzi, al fine di sanare il vecchio fossato.

Oggi, la piazza è un omaggio alla cosmologia galileiana e ai fondatori e appartenenti all’Accademia dei Lincei.
Un vero “Codice da Linci” è inciso sulle pietre di travertino di Piazza Cesi, ad Acquasparta: il codice è composto da dodici strani simboli che ricordano quelli delle costellazioni e vanno letti da destra verso sinistra, all’opposto del normale senso di scrittura. Per decifrarli occorre l’alfabeto linceo, stilato nel 1603 e attualmente conservato negli archivi dell’Accademia dei Lincei, a Roma.
Una volta decodificati, i simboli formano la frase latina: “Sagacius ista”, “più acuto di lei”: si riferiscono alla lince, felino dotato di una vista nitidissima e trasmettono il desiderio di conoscere e di comprendere che animò quattro giovani amici all’inizio del XVII secolo. Volevano avere sensi più acuti di quelli di una lince e con quei sensi, volevano scoprire i segreti del mondo.

Il 17 agosto 1603, Federico Cesi, figlio ventenne del Duca di Acquasparta e della nobildonna Olimpia Orsini di Todi, riunì i suoi amici Francesco Stelluti, giurista e letterato di Fabriano, Anastasio De Filiis, studioso ternano appassionato di astronomia e abile nella costruzione di congegni meccanici, e Johannes van Heeck, brillante medico olandese laureatosi all’Università di Perugia, nella sua dimora in via della Maschera d’Oro, a Roma, per suggellare un patto che renderà immortali le loro gesta.
Insieme fondarono l’Accademia dei Lincei, la più antica organizzazione scientifica del mondo, oggi massima istituzione intellettuale italiana e consulente scientifico e culturale del Presidente della Repubblica. I quattro si proclamarono “discepoli della natura al fine di ammirarne i portenti e ricercarne le cause” e adottarono come emblema una lince, con il motto che ora li celebra nella Piazza di Acquasparta.

L’essenza del loro sodalizio venne stilata in un ampio statuto programmatico, il Lynceographum, e nella cerimonia inaugurale, il 25 dicembre dello stesso anno, Federico – eletto Princeps perpetuo lynceorum – consegnò a ciascun “fratello” una collana d’oro con un pendente, che verrà poi sostituita da un anello con uno smeraldo rettangolare su cui è incisa una lince. È l’anello linceo, di cui oggi restano le impronte su ceralacca nei documenti accademici.

In un secolo in cui superstizioni e pregiudizi minacciavano di soffocare l’alba della ricerca sperimentale, base della scienza moderna, le riunioni dei quattro amici vennero osteggiate dal Duca di Acquasparta, che finì col denunciare van Heeck al Santo Uffizio per sospetta eresia. I giovani, costretti a disperdersi, decisero di sfruttare il simbolismo e le allegorie proprie dell’alchimia in nome della scienza. E così inventarono il codice, formato da segni analoghi a quelli ricorrenti nel simbolismo esoterico, e lo utilizzarono per scriversi lettere e stilare documenti.

Piazza Federico Cesi

Federico si trasferì ad Acquasparta, nel palazzo di famiglia, da dove intrattenne una fitta corrispondenza con i suoi affiliati utilizzando nomi in codice concordati in precedenza, che in qualche modo riflettono le inclinazioni di ognuno di loro: il principe era il Coelivagus, per la sua passione verso il cielo e le stelle, Stelluti è il Tardigradus, per la sua natura riflessiva, De Filiis l’Eclipsatus, per la sua attitudine allo studio dei fenomeni planetari, e van Heeck l’Illuminatus, il più estroso e brillante dei quattro.

Passarono alcuni anni e i quattro studiosi poterono finalmente riunirsi ad Acquasparta per animare l’Accademia di nuovi progetti e nuovi soci, come Giovanbattista Della Porta, il mago scienziato di Napoli.

Ma il vero colpo grosso, avvenne il 25 aprile del 1611 quando l’Accademia accolse tra i suoi soci lo scienziato pisano: Galileo Galilei che, da quel momento in pi, firmerà tutti i suoi lavori con l’appellativo “Linceo”. È l’inizio di una profonda e sincera amicizia fra lo scienziato e il giovane Federico e la svolta nel percorso intellettuale dell’Accademia, che abbandonerà l’aspetto magico-esoterico che l’aveva accompagnata nei primi anni della sua esistenza per immergersi nel rivoluzionario punto di vista del grande scienziato pisano, stimolandolo nelle sue ricerche.

Federico ospitò Galileo ad Acquasparta nell’aprile del 1624. Lo accompagnò alle Cascate delle Marmore e in barca sul lago di Piediluco. Durante la gita che Galileo illustrò agli amici il principio del moto relativo dei corpi, lanciando in aria dalla barca le chiavi della camera di Francesco Stelluti, e rischiando di farle cadere in acqua, come narra lo stesso accademico fabrianese nel resoconto di quella indimenticabile giornata. Altri documenti dipingono Federico e Galileo intenti a osservare le stelle con la nuova invenzione di Galileo – il cannocchiale – attraverso le arcate della specola di Palazzo Cesi, e Francesco, Anastasio e Johannes che passano intere giornate nelle stanze-laboratorio del Palazzo ducale a sperimentare l’utilizzo dell’occhialino (prototipo dell’odierno microscopio, e così ribattezzato proprio dai Lincei), altro strumento galileiano donato all’accademia dal grande scienziato.

E’ per rendere omaggio alla splendida avventura di questi giovani amici, e per ricordare uno dei luoghi simbolo dell’amore dell’uomo per la conoscenza, che oggi nelle pietre ornamentali di Piazza Cesi, oltre al “Codice da linci”, sono intagliati degli strani nomi: Coelivagus, Tardigradus, Eclipsatus e Illuminatus, inscritti dentro quattro grandi cerchi di travertino, che sembrano orbitare – come altrettanti pianeti – intorno ad un quinto cerchio, il più grande. Quello dedicato a Galilei. Da quest’ultimo sgorga una fontana, simbolo del sapere di cui lo scienziato ci ha fatto dono.

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Terni

Terni

Terni è il capoluogo di Provincia dell’Umbria meridionale.
Abitato già in epoca protostorica, divenne uno snodo cruciale in epoca romana, grazie anche alla vicinanza con la città di Carsulae, e alla Cascata delle Marmore e nota con il nome di Intermna Nahars.

Teatro di importanti avvenimenti durante il periodo dell’Impero, come la resa della truppe di Vitellio alle legioni di Vespasiano, l’attribuzione dell’auctoritas imperiale L. Settimio Severo da parte del Senato e l’uccisione dell’Imperatore Treboniano Gallo e di suo figlio mentre combattevano contro le legioni di Emilio Emiliano.

A seguito della morte dell’Imperatore Aureliano, fu proprio un ternano ad essere eletto Imperatore di Roma: Marco Claudio Tacito. Il nuovo imperatore punì coloro che avevano ucciso Aureliano, riordinò la rete stradale e fronteggiò Goti e Eruli, impegnandosi anche nella guerra contro i Persiani avviata da Aureliano.

Un’altro personaggio importante che ha permesso alla citta di Terni di essere conosciuta nel mondo è San Valentino: festeggiato il 14 Febbraio, fu vescovo di Terni per tutta la sua vita anche se non sono note le sue origini.

Non solo nel periodo antico, ma anche più avanti nei secoli, Terni fu parte di quegli avamposti che difesero Roma dagli attacchi e per questo già nel VII secolo era già Comune Libero.

Agli inizi del Quattrocento era una città Stato molto ricca e sviluppata grazie al commercio e all’industria manifatturiera. Era anche libera dal controllo papale, sia militarmente che politicamente.

Nel Cinquecento ospitò tra le sue vie alcuni tra i condottieri e i mecenati più importanti del periodo, che le diedero molto lustro in ambito culturale e non solo in ambito commerciale.
La politica militare ternana non aveva paragoni sul territorio e muoveva contro le altre città forti della regione come Narni, Spoleto, Todi e Rieti. Grazie ad alleanze anche e soprattutto stranieri, fu Terni a mettere fine alla politica aggressiva narnese, depredandola e distruggendola nel 1527 durante il famoso Sacco di Narni.

Fino alla fine del 1700, la città di Terni visse un periodo di relativa tranquillità che durò fino all’annessione al Regno d’Italia quando venne sottomessa al cantone Spoletino.

Nel 1800 nacque la ferreria che diede il via alla costruzione di altrettante “fabbriche” e di centrali di Carburo e Idroelettriche, grazie anche alla vicinanza della Cascata delle Marmore.

Nel 1940 divenne la prima città a produrre armamenti bellici, grazie alla fabbrica d’armi dove lavoravano gran parte degli abitanti della città. Fu per questo che nel 1943 venne bombardata dagli alleati che la distrusse e ne dimezzò la popolazione, poiché non venne segnalato per tempo.
La città venne ricostruita negli anni ‘50 del Novecento e la fabbrica d’armi venne dismessa in favore di quella che sarà poi la più importante Acciaieria d’Italia.

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Chiesa di Santa Cecilia

Chiesa di Santa Cecilia

Durante i lavori per la installazione dell’impianto di riscaldamento, a metà degli anni 1970, al di sotto del presbiterio, sono state rinvenute mura e pietre, fotografati, certamente anteriori al secolo XI. Tali reperti rendono plausibile l’affermazione del Pianegiani dell’antichità della presenza di un luogo di culto all’interno di Acquasparta e l’ipotesi del formarsi di una comunità cristiana fin dai primi secoli dell’era cristiana. Ipotesi avvalorata dai forti segni cristiani lungo la vecchia Flaminia, quali le Catacombe di Villa S. Faustino (Massa Martana) e la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano in Carsulae. All’interno troviamo otto Cappelle e in esse, fino all’inizio del XX secolo, si trovavano sette altari e, in quella posta all’ingresso di sinistra, un battistero del 1575.

Gli altari restanti sono dedicati ai Santi Nicola, Barbara e Restituta (seconda Cappella all’ingresso di sinistra), al SS.mo Crocifisso (Cappella funebre delle nobili famiglie Liviani – Cesi), altare della Madonna del Rosario (terza cappella all’ingresso di sinistra).

Chiesa di santa Cecilia - Interno

Al centro dell’abside, sotto l’arco trionfale, l’altare maggiore dedicato a S. Cecilia Vergine e Martire, patrona principale della parrocchia e della città di Acquasparta.
Al centro dell’arco trionfale, sorretto da due Angeli, lo stemma della ecc.ma famiglia Cesi, dal XVI secolo signori di queste terre e benefattori della Collegiata di S. Cecilia fino all’inizio del XIX secolo.

Nella Basilica e Insigne Collegiata di S. Cecilia si trovavano almeno venti tele rappresentanti i misteri della vita del Signore, la Beata Vergine, e a diversi Santi, molti dei quali esponenti di spicco della grande Riforma cattolica operata all’indomani del Concilio di Trento. Purtroppo di esse ne sono rimaste solamente sette che sono state restaurate a partire dal 1992 e che, nonostante l’usura del tempo e l’incuria degli uomini, oggi ridanno vita e splendore alla Collegiata rinnovata e riportata al suo antico splendore nel 1990 per la generosità e la fede della Comunità parrocchiale. Le tele, collocate nelle cappelle, sono opere di diversi pittori che vanno dalla fine del XVI secolo alla seconda metà del XVIII secolo. Di esse diamo le notizie che abbiamo potuto raccogliere dopo accurate e pazienti ricerche.

Al centro dell’Abside, al di sopra del Coro e dell’Altare Maggiore, una tela rappresentante i Santi Stefano e Cecilia Il quadro è opera del pittore Barla da Terni collocato al momento della riapertura al culto della chiesa nel 1761.

Nella prima cappella sulla destra, partendo dall’altare maggiore e dirigendosi all’uscita, si trova la Cappella di S. Carlo dell’ecc.ma Casa Cesi con stemma gentilizio collocato nell’arco. La tela (inizio XVIII sec.) raffigura S. Carlo Borromeo e S. Filippo Neri ai piedi della Vergine con Bambino.
Da notare, tra i due Santi, S. Cristoforo con il Bambino Gesù in spalla. La raffigurazione di quest’ultimo, inconsueta nella iconografia dei due grandi Santi della Riforma Cattolica, va ricercata nel fatto che la tela fu donata, nel 1711, da don Cristoforo Rossi, Priore della Collegiata, e dalla devozione popolare, assai diffusa, per questo Santo protettore dalle tempeste e dalle alluvioni.
Da notare, al di sopra della tela, lo stemma di S. Filippo, “cioè un cuore infiammato” sempre in stucco. Non si può dimenticare il legame di amicizia che legava i Cesi a S. Filippo Neri e le numerose visite effettuate dal Santo, in Roma, alla potente Famiglia.

Nella Cappella successiva, detta dell’Assunta e dei Santi Pietro e Paolo, è stata collocata (1992), dopo il restauro, la tela della Adorazione dei Pastori, originariamente posta nella Cappella Sensini, (la prima di destra entrando, appena la porta del Campanile). Questa tela, fine del XVI sec o inizio del XVII, la cui bellezza e raffinatezza, colpiscono qualsiasi visitatore, è attribuita dagli inventari del settecento, esistenti presso l’Archivio della Curia Vescovile di Todi, “al famoso pittore Domenichini”; tuttavia è molto più attendibile la recente attribuzione a Riccardo Ripanelli che, all’inizio del XVII secolo, lavorò in palazzo Cesi.
Nell’opera si noti come in uno spazio così limitato il pittore è riuscito a collocare un considerevole numero di personaggi e che, pur muovendosi nei canoni del manierismo, presentano elementi di ricca creatività.
Essi sono collocati in un ambiente tipicamente rinascimentale con evidenti richiami al mondo classico (come la colonna caduta e spezzata) e con la costruzione della scena del mistero della Natività avente come linea focale la diagonale che dall’alto (a sinistra) giunge in basso (a destra) sottolineata da una luce calda e delicata. Da osservare, inoltre, la straordinaria bellezza e vivacità dei colori, in primo luogo l’ azzurro e il rosso.

Successivamente si veda la tela dei Santi Pietro e Paolo ai piedi della “Grande Madre di Dio” (sec. XVII), collocata originariamente nella Cappella ove ora si trova l’Adorazione dei Pastori. Apparteneva, originariamente, alla Famiglia Granori (XVII sec.) e, successivamente (XVIII), alla Famiglia Paradisi di Terni. La tela si trova, attualmente, nella Cappella (la terza dall’altare maggiore verso l’uscita sulla destra) priva, da sempre, di altare, perché cappella di passaggio per quanti entravano in Chiesa da ponente. L’esistenza di questa porta è visibile dall’esterno, lungo via Colonna. In essa c’è da notare una lapide che ricorda Fulvio Pontani, proveniente da Spoleto e morto nel settembre 1622, “Prioris huius Basilicae”. Questa lapide attesta che la Chiesa di S. Cecilia gode del titolo di “Basilica” che si coniuga con quello di “Insigne Collegiata”.

Nella quarta Cappella di S. Nicolò, partendo da destra dall’altare maggiore verso l’uscita, troviamo “Un quadro ovato, dipinto dal sig. Barna di Terni in tela (XVII – XVIII sec.), e rappresenta S. Nicolò vescovo di Elvira, che vestito d’ abiti sacri in rito greco miracolosamente trasporta un giovinetto cristiano che trovasi schiavo. Al di sopra vedesi S. Barbara colla spada in mano in atto di vittoria. A lato sinistro S. Restituta con palma in mano. Nell’angolo destro si vede un angelo che presenta il diadema”. Si tenga presente che questa cappella e le figure dei tre santi rappresentati nella tela furono realizzate in ossequio a quanto ordinato da mons. Camaiani in occasione della visita pastorale del 1574 a seguito della demolizione delle tre chiesine, ormai fatiscenti, situate lungo la Flaminia nel territorio di Acquasparta, e dedicate ai tre santi dipinti sulla tela su ricordati. E’ bene ricordare che le pietre della tre chiesine, demolite con il benestare di mons.
Camaiani nel 1574 e del vescovo mons. Angelo Cesi (1593), furono utilizzate per la ricostruzione e ulteriore innalzamento del campanile della collegiata, in parte crollato, in quegli anni a causa di un fulmine abbattutosi su di esso. Tra gli stucchi, rappresentanti temi religiosi, si osservi lo stemma gentilizio dei signori Spada di Terni.
Appena l’ingresso principale, sul lato destro, si trova la lapide che ricorda l’edificazione della Chiesa nell’attuale struttura architettonica avvenuta nel 1761.

Cappella del SS.mo Crocifisso. Qui si trovano le tombe delle famiglie Liviani e Cesi con due lapidi e relative iscrizioni fatte collocare da Isabella Liviana Cesi nel 1582, nel 74° anno della sua età e qui fu sepolta essa stessa e, nel 1630, il Principe Federico il Linceo, fondatore dell’omonima Accademia (1603).
Al di sopra dell’altare è posto “un quadro in tela (seconda metà del XVI sec.) con cornice di legno dorato e intagliato con l’immagine in mezzo del SS.mo Crocifisso, a piedi la SS.ma Vergine, dall’altra parte S. Giovanni Evangelista, S. Maria Maddalena, e nell’angolo di esso in cornu evangelii il ritratto dell’ecc.ma Duchessa Isabella Liviana Cesi Fondatrice”. L?autore è Giovan Battista Lombardelli che ricevette il pagamento della tela il 12 maggio 1581, così come si legge nel registro delle uscite della Cappella del SS. Sacramento.

Cappella del SS.mo Rosario immediatamente adiacente a quella del Crocifisso.
“Al di sopra dell’altare un quadro in tela con le immagini della Madonna SS.ma del Rosario, S. Domenico e S. Caterina da Siena adornato di stucchi con i misteri del Rosario a lato dipinti parimenti in tela. Sostenuto da due colonne per parte con due Angeli, che sostengono il diadema, e con doppia cornice parimenti di stucco”.

Dei medaglioni raffiguranti i misteri del rosario, collocati lungo i lati del quadro, conosciamo l’autore Niricani da Parma e l’anno della realizzazione 1711. La tela, di cui non possiamo con certezza affermare essere dello stesso artista, è, comunque, sicuramente della fine del XVII secolo o inizio del XVIII. Anche questa tela è stata restaurata nell’anno 1996 con il contributo esclusivo di due persone generose di questa parrocchia.

Non si possono dimenticare l’altare Maggiore e il Coro. L’altare, risalente alla seconda metà del XVIII sec. fu portato in questa chiesa, completamente restaurata, nel dicembre 1990, dalla vicina Chiesa di S. Giuseppe. Il Coro è antecedente il tempo della ristrutturazione della chiesa avvenuta nella seconda metà del XVIII secolo. Esso, in noce, pur sobrio nelle linee e nelle forme, corona e completa la bellezza classicheggiante della Basilica.

Dietro l’altare maggiore è stato collocato, in occasione del giubileo del 2000, il crocifisso antichissimo (inizio del XIV sec.) di scuola umbra che fino al 1888 si trovava in S. Giovanni de Budes in totale abbandono a seguito della cacciata dei Cavalieri di Malta, proprietari della medesima Chiesa, avvenuta al indomani dell’Unità di Italia.
Fu la popolazione di Acquasparta a portarlo nella Chiesa di S. Francesco ove è rimasto fino al 1997, all’indomani del terremoto. Restaurato da una coppia di sposi di questa comunità è stato collocato in S. Cecilia per assecondare un loro desiderio – voto, ricevuto anche il benestare della Sopraintendenza ai Beni Culturali dell’Umbria.

All’esterno sul lato destro della facciata della chiesa si può ammirare il possente campanile. Quest’opera, che fino al 1761 rimaneva totalmente esterna alla chiesa, ha subìto continui interventi riguardanti l’altezza e più ancora la piramide o cuspide che si trovava, fino alla seconda metà degli anni venti di questo secolo ormai concluso, alla sua sommità. Più volte fu colpito da fulmini che provocarono gravi danni anche con l’abbattimento della piramide e parte della stessa torre campanaria. In esso fu collocato, fin dalla metà del 1500 un orologio meccanico, opera di un maestro di Arezzo.

Subito appresso troviamo la facciata esterna della Cappella del SS.mo Crocifisso con la data 1582, anche essa esterna alla vecchia chiesa romanica. A fianco la casa del Priorato e di fronte il Palazzo ora Montani, anticamente del Capitolo di S. Cecilia.

Dunarobba

La Foresta Fossile di Dunarobba

La Foresta Fossile di Dunarobba

E’ il più antico bosco mai esistito e possibile da visitare: la foresta fossile di Dunarobba è datata fra i 3 e i 2 milioni di anni fa, nel periodo noto come Pleistocene.

I primi studi mai eseguiti sul legno fossile, furono promossi da Federico Cesi il Linceo quando, nel 1620 spinse il suo amico e collega Francesco Stelluti a studiare quelli che al tempo vennero definiti “metallofiti” proprio per la loro consistenza dura quasi come il metallo. Nel 1637 venne pubblicato il “trattato sul legno fossile nuovamente scoperto” edito dall’Accademia dei Lincei e scritto da Francesco Stelluti.

La foresta è rimasta pressoché sconosciuta fino alla seconda metà del Novecento, quando venne nuovamente scoperta, studiata e rivalutata.
Oggi è possibile visitarla presso il sito di Dunarobba.

Flowing Acquasparta

Il borgo di Acquasparta, Palazzo Cesi e i luoghi dei Lincei

Il borgo di Acquasparta, Palazzo Cesi e i luoghi dei Lincei

Arrivare al borgo di Acquasparta significa immergersi nell’atmosfera Rinascimentale che a tutt’oggi ancora permea l’aria.
Dopo aver valicato l’imponente porta del paese ed aver camminato lungo il Corso dei Lincei, dove si affaccia casa del noto pittore Carlo Quaglia, si raggiunge la piazza antistante a Palazzo Cesi, residenza cinquecentesca dimora della famiglia dei Duchi Cesi, originaria di Roma e trasferitasi ad Acquasparta grazie ad una permuta con i Farnese ai quali cedettero i territori di Alviano. Sorge su un’antica rocca fortificata andata distrutta e, nonostante sia stato depredato nel corso degli anni, mantiene ancora gli affreschi e i meravigliosi soffitti a cassettoni che decorano sia il piano privato che quello nobile. Oggi è sede di un museo esperienziale grazie al quale è possibile immergersi nella storia di Federico II e della sua Accademia dei Lincei.

Proseguendo verso il vicolo dinanzi al portone del Palazzo è possibile visitare la Chiesa di San Giuseppe, dove sono conservate tele e statue di relativa importanza. La Chiesa, sorge nella contrada di San Cristoforo e dal suo ingresso è possibile vedere il dorso della Basilica di Santa Cecilia, edificata poco più avanti.
La Basilica, che merita una visita, conserva le spoglie del Principe dei Lincei.

Di fronte alla Basilica vi è la Chiesa del SS. Sacramento, sede dell’attuale museo parrochiale dove sono conservate, tra le altre cose, l’albero genealogico della famiglia Cesi e il reperto di un mosaico proveniente da Carsulae.
Scendendo per Via Galileo Galilei, si arriva alla Porta Vecchia, l’accesso più antico della città dove sorge la Chiesa della Madonna del Giglio e, poco più avanti, il Viridarium.

Quest’ultimo era l’orto botanico del Duca Cesi, il quale amava trascorrere qui il suo tempo a studiare di botanica, grazie all’ausilio che il Galilei gli aveva inviato in amicizia: l’occhialino, ossia il telescopio.
Tornando verso il centro cittadino, costeggiando i giardini pubblici del borgo, è possibile raggiungere la Chiesa di San Francesco, fortemente voluta dal Cardinale Matteo Bentivenga d’Acquasparta e citata anche nel XII canto del Paradiso di Dante.

Entrando nel percorso pedonale accanto alla Chiesa si può raggiungere il Parco dell’Amerino, dove è possibile bere l’acqua dalla fonte. Il Parco, attualmente in fase di manutenzione, non è visitabile.

Flowing Acquasparta

A spasso per i luoghi della lince

A spasso per i luoghi della lince

Acquasparta, uno dei Borghi più belli d’Italia, ha ospitato durante il periodo rinascimentale, una delle figure più importanti a livello internazionale: Federico Cesi II Principe dei Lincei. Fondatore dell’Accademia dei Lincei, tutt’oggi esistente e operante, Federico Cesi pose come suo obbiettivo quello di divulgare il sapere scientifico, collaborando con i grandi nomi del periodo come quello di Galielo Galilei, Gian Battista Dalla Porta, ecc…

Acquasparta e il suo Palazzo Cesi hanno ospitato i primi anni di vita dell’Accademia, quelli più difficili ma, indubbiamente, quelli più produttivi. Il paese è disseminato di tracce che raccontano la storia di Federico e della sua Accademia.

IL BORGO DI ACQUASPARTA E I LUOGHI DEI LINCEI

Durata: (compresa visita a Palazzo Cesi) 3 ore.

Palazzo Cesi
Cinquecentesca dimora estiva della famiglia Cesi, ha ospitato fino alla morte Federico II Cesi, Principe dei Lincei e fondatore dell’Accademia dei Lincei, prima accademia scientifica al mondo, tutt’oggi operante.

Piazza Federico Cesi
La piazza antistante il Palazzo Cesi, racconta, come in una mappa, la storia degli Accademici che presero parte al grandioso progetto di Federico Cesi nei primi del 1600.

Chiesa di San Giuseppe
La Chiesa, che sorge all’interno della Contrada di San Cristoforo, venne eretta nella prima metà del Settecento per volere della Confraternita di San Giuseppe. Al suo interno sono custodite tele e statue rappresentanti la figura del Santo.

Belvedere
Procedendo per i vicoli di Acquasparta si arriva alla piazza delle Prove, inaspettato belvedere che affaccia sulla meraviglia dei Monti Martani, scrigno di tesori archeologici e paesaggistici relativi anche all’antico popolo degli Umbri, citato anche da Plinio il Vecchio.

Per i vicoli di Acquasparta
I Vicoli di Acquasparta conservano tracce del periodo storico più fiorente in cui il paese ha vissuto nel periodo Rinascimentale. E’ l’unico paese sul territorio ad avere un piccolo ghetto ebraico riconosciuto che oggi da il nome ad una delle contrade che si sfidano durante l’annuale “Festa del Rinascimento

Chiesa del SS. Sacramento (e piccolo Museo Diocesano)
La chiesa del SS. Sacramento che sorge poco distante dalla Basilica di Santa Cecilia, ospita oggi un ricco museo diocesano e l’archivio parrocchiale.

Chiesa di Santa Cecilia e tomba di Federico Cesi
La Basilica di Santa Cecilia è la chiesa principale del paese ed ospita, in una delle sue cappelle laterali, le spoglie terrene del Principe dei Lincei, Federico Cesi. E’ il centro della festa patronale che si svolge tutti gli anni il 22 novembre.

Porta Vecchia
La porta vecchia del Paese, poco distante dalla Madonna del Giglio, è il più antico punto d’accesso al borgo di Acquasparta. In passato era dotata di un vero e proprio portone di cui oggi rimangono solo i vecchi cardini.

Viridarium
Si tratta dell’orto botanico di Federico il Linceo, il luogo dove era solito studiare per le sue ricerche di botanica. Sembra che proprio qui, per la prima volta, abbia adoperato “l’occhialino” inviatogli da Galileo Galilei

Chiesa della Madonna del Giglio
La Chiesa della Madonna del Giglio, oggi ancora inagibile a causa del terremoto, era parte di un complesso di accoglienza. Lateralmente è possibile vedere l’iscrizione che indica l’ingresso al ricovero gestito dalla confraternita della Madonna del Giglio.

Giardini pubblici
I giardini pubblici, che accompagnano in un ombreggiata passeggiata lungo le mura del paese, erano un tempo sede di un vero e proprio zoo dismesso nella seconda metà del Novecento. Considerato una delle attrazioni principali dell’Umbria, richiamava numerosi visitatori da tutta la regione.

Porta principale
L’ingresso principale al borgo di Acquasparta, permette l’accesso al Corso dei Lincei che accompagna poi verso l’ingresso laterale del Palazzo e, di seguito, alla Piazza antistante lo stesso.

Mura medievali
Le mura del paese raccontano la storia di Altobello di Chiaravalle, guelfo che voleva entrare nel borgo, creando una breccia nel lato orientale. Altobello venne fermato dall’intervento delle truppe papali, richiamate da Lucrezia Borgia. La storia racconta che venne trascinato nella piazza principale di Acquasparta dove la Sparviera gli cavò il cuore dal petto.

Corso dei Lincei
E’ il Corso principale del paese, dove affaccia la casa del pittore Carlo Quaglia, artista apprezzato in tutto il territorio nazionale.

FEDERICO CESI E IL TERRITORIO DELLA LINCE

Durata: 4 ore

Palazzo Cesi
La dimora di Federico Cesi il Linceo, il luogo dove, sottrattosi dalle angherie del padre, fece partire i lavori dell’Accademia dei Lincei.

Foresta Fossile di Dunarobba
Uno dei primi saggi mai pubblicati sul “bosco più antico del mondo” venne redatto dall’Accademia dei Lincei e fortemente voluto da Federico II Cesi. L’autore, Francesco Stelluti, racconta dei metallofiti, i fossili che oggi sono visibili nel parco della foresta.

Geolab
Un museo esperienziale che racconta l’evoluzione della terra adatto sia ai più grandi che ai più piccini che, grazie alle installazioni interattive, possono toccare con mano i cambiamenti geofisici del pianete in cui vivono.

Carsulae e Museo
Carsulae, antica città romana, faceva parte dei possedimenti della famiglia Cesi che, infatti, vi recuperò alcuni reperti oggi conservati in alcune delle sale del Palazzo. Oggetto di nuove campagne di scavo, promosse dall’Associazione Astra Onlus, Carsulae offre uno spaccato vivido ed interessante di una città adagiata sulla Via Flaminia.

Cesi
La Capitale delle Terre Arnolfe, nonché casa di Angelo Cesi che tutt’ora apprtiene alla famiglia, è un tipico borgo umbro dove curiosare tra i vicoli che non smettono mai di raccontarne la grandezza passata.

PonteFonnaia

Ponte Fonnaia e Catacombe di Villa San Faustino

Ponte Fonnaia e Catacombe di Villa San Faustino

Ponte Fonnaia è un ponte romano che si trova a ridosso dell’Antica Via Flaminia nel tratto che collegava Acquasparta a Massa Martana. Costruito nel 220 a.C. e ancora oggi in ottimo stato di conservazione, aveva lo scopo di aiutare i viaggiatori ad oltrepassare il tratto del fiume Naia che, a differenza di oggi che è in secca, aveva una buona portata d’acqua.

Nei decenni successivi accanto al ponte sorse la cosiddetta Grotta Traiana, una catacomba cristiana vicino alla quale si sviluppò una vera e propria struttura fatta di cunicoli e gallerie volte ad ospitare i cristiani che si adunavano per poter officiare i propri riti. Si tratta di una struttura unica nel suo genere, non solo in territorio umbro ma anche in quelli limitrofi.