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Configni

Il piccolo borgo medievale di Configni si estende in una posizione strategica sul crinale a ovest di Acquasparta e per questo già intorno al XI secolo era parte del sistema di fortificazione delle Terre Arnolfe.

Il toponimo deriva dal latino confinum – linea di confine e avamposto tra il XIII e il XVI sec. del Comune di Todi di cui si conserva lo stemma all’interno dell’attuale borgo.

Il castello passò poi alla Famiglia Orsini che che edificò quelle fortificazioni di cui restano oggi le due piccole rocche.

CONFIGNI: BELVEDERE DELL’UMBRIA

“Vero e proprio belvedere del Comune di Acquasparta, sia per la sua splendida posizione dominante che per la sua vicinanza al Capoluogo” (Regio Commissario Cav. R. Martucci 1920).

Infatti la “strada vecchia di Configni” collega rapidamente il borgo ad Acquasparta e al Parco delle Terme dell’Amerino, e dal belvedere è possibile ammirare e addentrarsi nel dolce paesaggio collinare che si apre sui vicini borghi di Rosaro, Casigliano, Selvarelle, sulla Valle del Naia e ben oltre fino a Todi, ai Monti Amerini e al Monte Peglia.

Configni, con i suoi stretti vicoli d’estate riempiti dalle chiacchiere di quelle nonne che, se possono, ti offrono una fregnaccia o un bocconcello e un bicchiere di vino è di certo uno dei piccoli e autentici borghi da vedere in Umbria.

L’OSTERIA E IL POETA

Il poeta ternano Alighiero Maurizi (1930-2011), assiduo frequentatore della conviviale “Osteria di Configni”, ora chiusa, ha dipinto in una poesia un caloroso ritratto di Configni e delle sue genti ancora vivido e vero.

“Configni? Un sito sperzu fra menzu a la campagna.
tra le colline verdi e le galline,
la chiesetta e attorno un panorama che pare un quadro fattu pe’ sognà.
Lu sole a primavera se rispecchia su un ruscello che chiacchiera
e canticchia. e stertica l’erbetta e pe’ ‘na ‘nticchia de celu azzurru
sempre a curre stà.
Li bardasci tenennose pe’ mano pitturano li fiuri su li scoji
E come li cillitti fra li rame
Se danno l’imbeccata… pe’ volà!
In autunno se opre la Taverna,
ma pare che se jami “Lu Tendone”
poli magnacce e facce colazione
comunque facci è ‘n gran bellu sciallà!
Ma la cosa migliore è testa ggende
che è semprice, ggentile, un po’ alla bbona
cor core grossu come nà cappanna
e tanta voja de potè campà
in pace co’ se stessi e co’ lu monnu
pe’ avecce sempre da potè donà

(Alighiero Maurizi – Configni 30/09/1984)